Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trans > Mohamed 4: "L'Epilogo"
trans

Mohamed 4: "L'Epilogo"


di Membro VIP di Annunci69.it LauraPullaTrav
24.01.2026    |    817    |    1 8.0
"E mentre il silenzio torna a occupare la stanza, capisco che non ho perso nulla di me..."
La stanza, a un certo punto, smette di avere angoli. I corpi si muovono attorno a me come se avessero imparato un ritmo comune, una coreografia fatta di prossimità e attesa. Non sono mai sola in un gesto, mai lasciata senza una presenza che mi sostenga o mi richiami. È chiaro, senza bisogno di dirlo, che non si tratta di scegliere uno o l’altro: è l’insieme che conta, la somma delle loro attenzioni che mi attraversa e mi riempie.
Il tempo perde definizione. So solo che ogni respiro diventa più profondo, che i suoni cambiano, che i loro corpi reagiscono alla mia presenza come se fosse necessaria, attesa da tempo. Li sento uno accanto all’altro, diversi ma uniti da una stessa tensione che finalmente trova sfogo. Io sono il punto in cui quella tensione si scioglie, e allo stesso tempo il luogo in cui ritorna, amplificata.
Mi sento presa nel senso più pieno del termine: accolta, contenuta, attraversata da una forza che non è mai caotica. Le loro mani mi guidano, mi tengono ferma quando serve, mi lasciano spazio quando il mio corpo chiede di muoversi. Io rispondo come so fare, senza riserve. Mi offro senza esitazione, e in cambio ricevo la stessa dedizione, la stessa fame composta, quasi rituale.
C’è uno scambio continuo, circolare. Do e ricevo senza poter più distinguere dove finisce una cosa e ne inizia un’altra. La loro soddisfazione non mi è estranea: mi attraversa, mi coinvolge, diventa parte di me. La accolgo senza difese, come si accoglie qualcosa che è stato guadagnato insieme. Non c’è eccesso, non c’è mancanza. Solo un equilibrio intenso, profondamente fisico.
La stanza si stringe attorno a noi senza che nessuno faccia un gesto preciso per iniziare. È come se il tempo avesse deciso di rallentare, di rendere ogni movimento inevitabile. Le loro presenze si avvicinano, una alla volta, fino a diventare un cerchio caldo, compatto. Non c’è confusione, non c’è fretta. Solo una consapevolezza condivisa: io sono lì per loro, e loro lo sanno.
Le mani arrivano prima dei corpi. Mani grandi, pesanti, che non chiedono ma prendono posizione. Mi guidano, mi orientano nello spazio, come se il mio corpo fosse qualcosa da accogliere e usare con rispetto primitivo. Sento il calore delle loro pelli, gli odori che si intensificano, il respiro che cambia ritmo. Ogni centimetro di me viene riconosciuto, attraversato da una attenzione lenta e continua.
Non parlano molto. Qualche parola bassa, gutturale, detta nella loro lingua. Non serve capire. Il senso è tutto nel tono, nella fermezza con cui mi tengono, nel modo in cui mi affidano al centro. Io rispondo come so fare: con il corpo, con una disponibilità che non è sottomissione ma scelta. Li sento uno per uno, diversi eppure uguali nella loro mascolinità piena, concreta.
Il mio mondo si restringe a pelle, respiro, peso. A quel sentire profondo di essere usata e voluta, non come oggetto ma come donna. Una donna che accoglie, che contiene, che restituisce. Ogni loro reazione mi attraversa, mi conferma. Non c’è bisogno di guardarsi allo specchio, non c’è bisogno di pensare. Sono esattamente dove devo essere.
Quando tutto rallenta di nuovo, resto lì, sostenuta, circondata. I corpi si rilassano, il contatto non si interrompe subito. C’è una stanchezza buona, condivisa. Qualcosa che assomiglia alla pace dopo uno sforzo lungo, necessario. Io so di averli accontentati, e so, con la stessa certezza, di essere stata a mia volta appagata. Non in modo romantico, non in modo gentile. In modo vero.
Le loro mani non si staccano subito. C’è una quiete densa, quasi solenne. Non promesse, non parole definitive. Solo la certezza che qualcosa è stato condiviso fino in fondo, qualcosa che non chiede di essere spiegato.
E mentre il silenzio torna a occupare la stanza, capisco che non ho perso nulla di me. Al contrario. Ho trovato un modo diverso di esistere, di abitare il mio desiderio senza difese. So che ciò che è successo non ha bisogno di essere raccontato nei dettagli: è inciso nei corpi, nella memoria dei gesti, in quella sensazione piena che resta addosso.
Quando è il momento di alzarsi, non c’è fretta. Nessuno parla. È Mohamed che fa un cenno appena accennato verso il corridoio. Non è un ordine, non è un invito. È un passaggio. Li seguo.
Il bagno è piccolo, essenziale. Piastrelle chiare, uno specchio leggermente opaco dal tempo. La luce è più dura, meno indulgente. Mi sento esposta, ma non vulnerabile. È una nudità diversa, come se non riguardasse il corpo ma qualcosa di più interno.
Uno di loro apre l’acqua. Il rumore riempie lo spazio prima ancora che il vapore lo faccia. Mi dicono poche parole, semplici, quasi solenni. Vogliono lavarmi. Vogliono purificarmi. Non nel senso della colpa, ma nel senso di togliere, sciogliere, far scorrere via ciò che non serve più.
Mi accompagnano sotto il getto. Le mani arrivano da direzioni diverse, senza sovrapporsi, senza confondersi. Sono mani esperte, sicure, che conoscono il peso dei corpi e il ritmo del lavoro. Mi guidano senza spingere. L’acqua cade calda, insistente, e subito l’aria si fa densa, satura.
Chiudo gli occhi.
Sento il calore sulla pelle, il rumore continuo, il respiro degli uomini intorno a me. I loro corpi creano una barriera, come se il mondo esterno fosse rimasto fuori da quella stanza. L’acqua scorre, ma c’è qualcosa di diverso nella sensazione. Non è solo liquido che cade dall’alto. È presenza. È abbandono. È una resa che passa attraverso i sensi.
Per un attimo perdo il confine tra ciò che viene dall’esterno e ciò che nasce dentro di me. Il calore aumenta, i getti sembrano arrivare ovunque, avvolgermi, attraversarmi. Apro gli occhi solo un istante e capisco che non sto semplicemente venendo lavata.
Sorrido appena, senza pensiero, senza parola.
Non tutto ciò che purifica è acqua.
Non tutto ciò che scorre porta via: a volte riempie, segna, consacra.
Quando esco dal bagno mi sento diversa. Non nuova. Riconosciuta.
Come se, finalmente, qualcuno avesse visto la mia verità senza chiedermi di spiegarla.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Mohamed 4: "L'Epilogo":

Altri Racconti Erotici in trans:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni